Io sono mite e umile di cuore.

19 Giugno Venerdì Sacratissimo Cuore di Gesù
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
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È questa la ragione per la quale Gesù ringrazia il Padre. Alla lettera sarebbe gli rende lode, o meglio lo riconosce e lo proclama pubblicamente; ma non è proprio il caso di andare a cavillare e cercare sottigliezze che potrebbero confonderci, soprattutto se il nostro desiderio è quello di schierarci.
Gesù e il Padre si intendono a meraviglia e più che con le parole – le sue ma anche le nostre – con loro ci si sintonizza soprattutto per i contenuti. Dobbiamo abituarci se vogliamo entrare nella loro logica. Infatti, Gesù non enfatizza la lode che dovrebbe scaturire dai grandi eventi oppure da manifestazioni eclatanti, che pure non mancano nel suo modo di operare.
Sa bene che non sono quelli i segni che confondono i sapienti e i grandi della terra, perché questi davanti ai segni, anche i più incomprensibili, avanzano la pretesa di sapere come avvengono e fanno del tutto per cercare di dirigerli a loro piacimento.
Inutile per loro ogni cosa che il Padre possa rivelare, mentre i piccoli aspettano la parola di Gesù e se ne nutrono con semplicità ed umiltà. Senza batter ciglio.