Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.

20 Ottobre 2020 Martedì XXIX Settimana del Tempo ordinario
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,35-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
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Un padrone che si fa servo non può essere soltanto un atto di riconoscenza per l’attenzione che i servi hanno avuto nei suo confronti attendendolo fino a tarda notte che torni dalle nozze.
E la beatitudine non è una semplice cornice o un fatto di folclore, tanto per incoraggiare anche altri ad aspettarlo. Ci dev’essere dell’altro tra quei servi ed il padrone.
E siccome non si parla di ricompensa materiale, ma del padrone che si fa servo, si capisce che in loro c’è qualcosa che va oltre il servizio a cui erano tenuti e la sorpresa del padrone fa capire che aspettarlo non doveva essere nel contratto, ma è un di più che è nato dal loro cuore. Mentre a muovere il padrone fino a farsi loro servo, in un tempo in cui la cosa poteva apparire anche assurda c’è la scelta dell’amore. Non di un atto, ma della vita.