18 giugno 2026 giovedì XI settimana del tempo ordinario
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 6, 7-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Parola del Signore.
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Per preghiera non possiamo intendere soltanto il ripetere delle parole! Non sono tanto le parole che noi diciamo ciò che conta, ma è l’atteggiamento interiore nel quale noi ci poniamo e allora diciamo: «Signore, parla: il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3,9). Il Signore diventa così il punto di riferimento centrale di tutta la mia vita e io mi inserisco gradatamente nell’intimità con lui.
Io, per esempio, mi distraggo molto mentre prego, mi distraggo ma non mi scoraggio; penso sempre a mia mamma, quando mi teneva in braccio e io dormivo: quanto ero felice! Non è che Dio gusti le mie parole, gusta il fatto che io ho scelto di stare davanti a lui. E quando ho finito di pregare non dico: «Oh, che bello: sono stato attento, ho capito quello che dicevo». Penso che quando voi parlate con degli amici, dopo che vi siete incontrati non vi ricordate tutte le parole che avete detto. Siete stati insieme, è quello che conta! Quindi anch’io dico al Signore: «Grazie che siamo stati insieme!».