Io non sono venuto per essere servito ma per servire (Mc 10.45) – PARTE I

COMUNITÀ LA NUOVA GERUSALEMME
Del Rinnovamento Carismatico Cattolico

Corso di formazione per responsabili e iniziatori – Fiuggi 25 – 27 settembre 2026
Riflessione sul tema:) “Io non sono venuto per essere servito ma per servire” (Mc 10.45
A cura di Amedeo Cellitti, membro del Comitato di Servizio Comunità La Nuova Gerusalemme.
PARTE I
Questo grande insegnamento di Gesù di cui ai Vangeli: Mc 10.45 e Mt 20.28, stravolge la logica del potere umano. Indica che la vera grandezza non si misura dal “prestigio”, di quanti lavorano per noi, ma dalla capacità di amare e di donarsi umilmente agli altri.
Chi ha molti anni di cammino non ha bisogno certamente di nuove informazioni ma di approfondire la Parola di Dio e essere aiutato a mettersi davanti allo Spirito Santo perché illumini quelle zone rimaste, senza rendersene conto, nell’ombra; e questa “riflessione” potrebbe diventare una sorta di “specchio spirituale” nel quale ogni responsabile, iniziatore, uditore e animatore è chiamato a guardare dentro di sé.
Non è un esame di coscienza moralistico, ma un discernimento sul proprio modo di esercitare l’autorità con umiltà.
Mi sembra un tema molto forte e, per dei responsabili carismatici animatori e consacrati, anche molto necessario. Il rischio di ogni “servizio”, infatti, è passare dal sentirsi “servi del Signore” al sentirsi “padroni dell’opera del Signore”. E questo rischio aumenta proprio quando si cresce nell’esperienza, nella stima degli altri e nella responsabilità.

Comincerei nel costruire questo nostro percorso attorno ad una domanda fondamentale:
Quanto tempo dò al mio servizio? E soprattutto: Chi sto servendo davvero? Perché si può fare moltissimo “per Dio” senza più servire Dio.

1. Io non sono venuto per essere servito ma per servire
Se, oggi, mi togliessero tutti i miei incarichi tutti i miei servizi e tutte le mie responsabilità, io continuerei a sentirmi: “figlio amato da Dio?”
Oppure: la mia identità è fondata su Cristo o sul ruolo o servizio che ricopro?
Il paradosso del Vangelo:
– Gesù è il Signore, eppure non si comporta da padrone;
– Gesù è il maestro, eppure si inginocchia;
– Gesù è il Re, eppure lava i piedi sporchi;
– Gesù è Dio, eppure serve.
Il cristianesimo è l’unica religione nella quale il Signore e Maestro, si mette in ginocchio davanti all’uomo per poter lavare i piedi.

E qui sorge una domanda: Se il Maestro serve, con quale diritto il discepolo pretende di essere servito?
Quando lo Spirito Santo effonde i suoi carismi, il rischio, latente, per un responsabile o animatore è l’orgoglio spirituale: scambiare il dono di Dio per un merito personale o uno strumento di controllo.
Il Carisma non è un privilegio, è un Grembiule. Nelle comunità carismatiche i doni, o i carismi, (di profezia, animazione, discernimento, guarigione, liberazione, il riposo nello Spirito) sono i più visibili e purtroppo, generano “ammirazione”.
La tentazione intima: è sentirsi “più vicini a Dio”, oppure più unti degli altri, usando il carisma per legare le persone a sé. Oppure usare l’autorità: “Dio mi ha detto”, “lo Spirito suggerisce a me”… per imporre la propria visione, azzittire il dissenso o compiacere il proprio ego. Il mio ego rovina il mio servizio che deve essere vissuto con umiltà.
Il servizio vero è: ricordare che il carisma non ci appartiene ma viene donato agli altri con amore. Ricordiamo sempre che, noi, siamo solo degli amministratori dei carismi non i possessori.

Come Gesù nell’Ultima Cena, il Maestro prende il grembiule, usa il proprio dono per lavare i piedi ai fratelli, cioè per guarire le loro ferite e far crescere loro, e non la propria fama. Il vero servo accetta l’incomprensione. Spesso, come Mosè o come Gesù.
Chi guida deve intercedere nel segreto, piangere per i peccati della comunità, e amare anche quando riceve mormorazioni. Il responsabile o l’animatore serve quando impara a svuotarsi di sé (la Kenosi) affinché la comunità veda Cristo e non chi è chiamato ad una responsabilità.

2. I nemico del servizio: “La ricerca del potere” (Mc 10: 35-45)
Giacomo e Giovanni chiedono: “Concedici di sedere uno alla tua destra e uno alla tua sinistra.”
Gesù sta parlando della croce. I discepoli stanno pensando alle poltrone. Gesù parla di donazione, loro parlano di posizioni. È impressionante perché non sono i farisei. Sono gli apostoli.

La tentazione del “potere” nasce sempre dentro il gruppo dei chiamati.
Anche nelle comunità carismatiche. Anche nei sacerdoti. Anche nei responsabili o iniziatori siamo solo messaggeri della Buona Novella. Il potere rovina il nostro annuncio (Kerigma).
Ora le domande che noi dovremmo farci sono:
Perché voglio servire? Per amore alla mia chiamata, per amore verso Dio o per nutrire il mio ego? Oppure per il bisogno di essere riconosciuto? Per sentirmi importante? Per controllare qualcosa o qualcuno? Per essere ascoltato? Per avere l’ultima parola? Per la ricerca del potere?

Quando qualcuno “mette in discussione” una mia decisione che cosa si muove dentro di me?
Fastidio? Rabbia? Paura? Bisogno di difendermi? Oppure disponibilità ad ascoltare? Purtroppo molti iniziano come servitori e finiscono come proprietari.

Il responsabile non è il capo
Quando è stata l’ultima volta che ho cambiato idea grazie all’intervento di un fratello? Oppure: Penso che il ruolo mi renda autonomamente nel giusto?
Gesù distrugge il modello mondano dell’autorità: “Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore” (Mc 10:43)
Questa frase dovrebbe essere scritta all’ingresso di ogni comunità.

Nel mondo: chi è grande comanda ………… Nel Regno: chi è grande serve;
Nel mondo: chi è potente controlla …………Nel Regno: chi guida sostiene;
Nel mondo: chi è in alto decide …………… Nel Regno: chi presiede si consuma.

Allora, sto costruendo il Regno di Dio o il mio “piccolo regno?”. Perché se penso che sto costruendo il mio piccolo regno… allora sbaglio.
L’autorità evangelica non è un privilegio. È una dolce croce nel servizio all’amore e nel servire i fratelli. Più una persona sale nella responsabilità, più dovrebbe scendere nell’umiltà. Ma a volte facciamo molta fatica.
Allora mi sorge una domanda potentissima: le persone che mi sono state affidate si sentono più libere dopo avermi incontrato? O si sentono più dipendenti da me? Nella libertà dobbiamo portare le persone a Cristo.
Il vero responsabile “genera figli”, il falso responsabile genera sudditi.
Gesù non ha mai detto: “Chi vuole essere il primo abbia tutti ai suoi piedi.” Ha detto: “Si faccia servo di tutti.” Non di quelli simpatici, di tutti! Allora mi fa più gioire vedere crescere il Regno di Dio o vedere riconosciuto il mio servizio?

3. La lavanda dei piedi: “La carta di identità del responsabile di una comunità (Gv 13)
Gesù compie il gesto più sconvolgente della sua vita pubblica. Non moltiplica i pani. Non risuscita un morto. Non apre gli occhi ad un cieco. Lava dei piedi sporchi. E lava anche quelli di Giuda. Questo è il punto più alto della carità. Servire chi ti ama è facile. Servire chi ti tradirà… è divino.

Allora mi domando: Sono disposto a servire il fratello che mi ha ferito? Sono disposto a servire anche quelli che mi criticano? Oppure servo solo quelli che mi applaudono? Perché Gesù non ha lavato i piedi a una folla anonima.
Li ha lavati a uomini che, poche ore dopo, sarebbero scappati. E Gesù lo sapeva!
Chi è oggi la persona alla quale faccio più fatica a lavare i piedi?

a. Il pericolo delle comunità carismatiche.
Lo Spirito Santo distribuisce i carismi. Ma il carisma non è un titolo nobiliare; il carisma è un grembiule.
Molti pensano: ho il dono o carisma della guarigione; ho il dono o carisma della liberazione; ho il dono o carisma di profezia; ho il dono, o carisma, di guida; ho il dono, o carisma, di insegnamento; ho il dono, o carisma, dei miracoli; ho il dono, o carisma, di far riposare nello Spirito… E allora? Il criterio non è quanti doni o carismi ho o hai. Ma: “Quanto amo e quanto ami?”. San Paolo lo dice chiaramente: “Se anche parlassi le lingue degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba (1 Cor. 13)
Se il Signore, oggi, mi togliesse il carisma che più mi identifica, chi rimarrei? Un profeta senza profezia. Un predicatore senza microfono. Un responsabile senza incarico. Chi sarei?
Si può avere un ministero potente e un cuore povero di amore. Si può profetizzare e non servire. Si può predicare e non amare. Si può guidare una comunità e non assomigliare a Cristo.

b. Il servo inutile (Luca 17: 7-10)
Questo è il brano che spesso scandalizza. “Siamo servi inutili.” Gesù non sta dicendo che siamo senza valore. Sta dicendo qualcosa di molto più profondo: Dio non ha bisogno di noi. Noi abbiamo bisogno di Lui.
Questa è la liberazione del responsabile, iniziatore o animatore. Perché il responsabile rischia di pensare: Senza di me la comunità crolla; Senza di me nessuno può fare questo; Senza di me questa comunità non andrebbe avanti, finirà!
E Dio sorride. E Dio sorride! Mi considero… indispensabile, oppure… disponibile?
Prima di me e prima di te la Chiesa esisteva. Dopo di me e dopo di te la Chiesa esisterà. L’opera è Sua. Noi siamo solo collaboratori. Mai proprietari!

c. Il segreto del vero servo. “Diminuire – Abbassarsi”
Qui vorrei introdurre la figura di Giovanni Battista: Lui deve crescere; io invece diminuire.” (Gv. 3:30). Io sono contento quando un fratello, o una sorella, viene cercato/a più di me? Riesco a benedire chi sta crescendo, oppure mi sento minacciato/a nel servizio? Se un giorno qualcuno prendesse il mio posto e svolgesse il mio servizio, “a mio avviso”, “peggio di me”, cosa accadrebbe in me? Sarei pronto/a ad una competizione fatta di confronti e giudizi, oppure pregherei e amerei quel fratello o sorella? Se un giorno qualcuno prendesse il mio posto e svolgesse il mio servizio “meglio di me”, ne sarei felice? Ecco la maturità spirituale! All’inizio tutti vogliono essere visti… tutti. Poi, si cresce… e si desidera che sia visto solo Gesù.
Il responsabile o iniziatore maturo non attira a sé, conduce a Cristo; il responsabile o iniziatore maturo non crea dipendenze, genera libertà; il responsabile o iniziatore maturo non forma ammiratori, forma discepoli.

d. Come si riconosce il vero servitore?
Alcuni segni concreti del vero servitore:
– Il vero servitore ascolta, non crede di avere sempre ragione;
– Il vero servitore chiede perdono, non si nasconde dietro il ruolo;
– Il vero servitore condivide, non accentra;
– Il vero servitore gioisce quando altri crescono, non vive di confronti;
– Il vero servitore sa sparire, perché vuole che resti Cristo!

Allora, mi emoziona di più una manifestazione carismatica o una conversione autentica?
Quando esercito un carisma, o un servizio, desidero che gli altri dicano: “Che bravo servitore?”
oppure “grande è il Signore?”

4. Il grembiule e l’asciugatoio
Monsignor Don Tonino Bello (vescovo di Molfetta) parlava della “Chiesa del grembiule.”
Scriveva don Tonino: “Le nostre Chiese, purtroppo, celebrano liturgie splendide, anche vere, ma – quando si tratta di rimboccarsi le maniche – c’è sempre un asciugatoio che manca, una brocca che è vuota d’acqua, un catino che non si trova… Quando sono stato nominato vescovo, mi hanno messo l’anello al dito, mi hanno dato il pastorale tra le mani, la Bibbia: sono i simboli del vescovo. Sarebbe bello che nel cerimoniale nuovo si donassero al vescovo una brocca, un catino e un asciugatoio. Per lavare i piedi al mondo senza chiedere come contropartita che creda in Dio. Tu, Chiesa, lava i piedi al mondo e poi lascia fare: lo Spirito di Dio condurrà i viandanti dove vuole Lui”.

Io e te, fratello e sorella, che abbiamo avuto il privilegio di essere stati chiamati a servire il Signore, lavorando nella Sua vigna, non vergogniamoci di indossare il grembiule. Il grembiule è l’unico abito utile nella vigna del Signore. È una visione di una comunità carismatica che non si limita ai riti o alla contemplazione, ma che si fa prossima, si sporca le mani e si mette al servizio dei fratelli, degli ultimi e del mondo intero.
Non con la corona. Non con il bastone del comando. Non con le insegne. Non con le spalline, ma con il grembiule. L’unico ornamento che Gesù ha indossato nell’ultima cena per la lavanda dei piedi. Il grembiule/asciugatoio.
Quando arriveremo davanti al Signore, probabilmente non ci chiederà quanti gruppi abbiamo guidato, quante catechesi o insegnamenti abbiamo tenuto, quanti carismi e doni abbiamo esercitato o quanti incarichi abbiamo ricoperto.
Forse… ci mostrerà un asciugatoio e ci domanderà: “Che cosa ne hai fatto del grembiule che ti avevo consegnato?” ………..

Se Gesù, oggi, mi dicesse e mi chiedesse di lasciare immediatamente il mio incarico, il mio servizio e la mia responsabilità… riuscirei a consegnarli serenamente le chiavi? ………

Perché è lì che si misura se siamo davvero servi o proprietari. E credo che questa domanda, per dei responsabili, iniziatori o animatori con molti anni di comunità alle spalle, possa restare nel cuore molto più a lungo di qualsiasi spiegazione esegetica.

LA PREGHIERA DEL GREMBIULE
ovvero: Il rinnovo delle promesse del servizio

Signore Gesù, oggi veniamo davanti a Te senza titoli, senza incarichi, senza ruoli, senza riconoscimenti. Veniamo davanti a Te semplicemente come figli.
Perché prima di essere responsabili, iniziatori, animatori, sacerdoti, diaconi, consacrati, siamo figli amati dal Padre. E di questo Ti rendiamo grazie. Grazie perché ci hai chiamati. Grazie perché ci hai scelti. Grazie perché ci hai affidato fratelli e sorelle da accompagnare. Grazie perché ci hai ritenuti degni di collaborare alla Tua opera. Grazie per ogni anima incontrata.
Grazie per ogni conversione. Grazie per ogni guarigione. Grazie per ogni parola profetica. Grazie per ogni dono dello Spirito. Grazie per tutto ciò che hai compiuto attraverso la nostra povertà.
Perché nulla è nostro. Tutto viene da Te. Tutto appartiene a Te. Tutto ritorna a Te.
Ma ora Signore manda la luce nelle profondità del nostro cuore. Là dove nessuno vede.
Là dove forse neppure noi vogliamo guardare.
Illumina le nostre intenzioni. Illumina le nostre ambizioni. Illumina le nostre ferite. Illumina le nostre paure. Illumina il nostro modo di esercitare l’autorità.

Signore Gesù, se qualche volta abbiamo amato più il ruolo che le persone: abbi pietà di noi.
Se qualche volta abbiamo cercato il primo posto: abbi pietà di noi.
Se qualche volta abbiamo confuso il servizio con il potere: abbi pietà di noi.
Se qualche volta abbiamo voluto essere ascoltati senza ascoltare: abbi pietà di noi.
Se qualche volta abbiamo corretto senza amare: abbi pietà di noi.
Se qualche volta abbiamo preteso conoscenza: abbi pietà di noi.

Liberaci, Signore, dalla sottile tentazione di sentirci indispensabili.
Liberaci dalla tentazione di possedere quello che appartiene a Te.
Liberaci dal desiderio di controllare.
Liberaci dalla paura di perdere il nostro posto.
Liberaci dal bisogno di essere ammirati.
Liberaci dall’orgoglio spirituale.
Liberaci da tutto ciò che ci allontana dal Tuo cuore.

Donaci il coraggio di guardarci con verità. Donaci di riconoscere i nostri limiti.
Donaci la libertà di chiedere perdono. Donaci la gioia di servire senza aspettare ricompense.
Donaci la pace di sapere che l’opera è Tua. – Non nostra. – Mai nostra. – Sempre Tua!
Signore Gesù, oggi ci metti davanti a due segni: “Il bastone” e il “Grembiule”.
– Il bastone che domina …………………………… Il grembiule che serve.
– Il bastone che controlla …………………………. Il grembiule che si china.
– Il bastone che separa ……………………………. Il grembiule che avvicina.
– Il bastone che pretende………………………….. Il grembiule che ama.
E noi oggi scegliamo il grembiule, scegliamo il grembiule del servizio. Scegliamo il grembiule dell’umiltà, scegliamo il grembiule della carità, scegliamo il grembiule della Misericordia.
Scegliamo il grembiule che Tu hai indossato nell’ultima cena.
Donaci il cuore del servo!
Un cuore capace di ascoltare, un cuore che accoglie, un cuore che comprende, un cuore che consola. Un cuore che incoraggia, un cuore che non umilia, un cuore che non schiaccia, un cuore che non possiede. Un cuore che ama!
Fa’ che le persone che incontriamo non si avvicinino mai a noi, ma a Te! Fa’ che nelle nostre comunità non cresca il nostro nome, ma il Tuo! Fa’ che nessuno diventi nostro discepolo, ma tutti diventino Tuoi discepoli!
E se un giorno, Signore, ci chiedessi di lasciare il nostro incarico, di consegnare il nostro servizio, di fare un passo indietro, donaci la libertà di Giovanni Battista che diceva: “Lui deve crescere e io diminuire.”
Signore Gesù, quando sarà difficile servire: ricordaci il grembiule.
Quando sarà difficile amare: ricordaci il grembiule.
Quando saremo tentati di comandare: ricordaci il grembiule.
Quando saremo tentati di possedere: ricordaci il grembiule.
Quando dimenticheremo il Vangelo: ricordaci il grembiule.
E nell’ultimo giorno, quando ci troveremo davanti a Te, non permettere che arriviamo con il bastone del potere nelle mani, fa che arriviamo, a Te, con il grembiule consumato dall’amore. Perché allora sapremo di aver imparato qualcosa del Tuo cuore.
“Signore, ora noi tutti, scegliamo il grembiule”
A Te la gloria.
A Te l’onore.
A Te la lode.
A Te ogni cosa.
Ora e per sempre e per tutti i secoli dei secoli.
Amen e Amen.